REPORT DA SOLO AFFITTI: Canoni di affitto nel 2017 + 2,6%

Solo Affitti rende noto il report sulle locazioni per l’anno 2017, facendo il punto sui valori dei canoni di affitto che, dopo la breve frenata dello scorso anno, tornano a crescere.

Leggiamo un segnale positivo in questa ripresa, augurandoci che la ripresa dei valori degli affitti faccia da traino alla ripresa, in generale, dell’economia e del potere di acquisto degli inquilini. Anche nel 2017 la situazione in Italia appare, in ogni caso, molto diversa da città a città, con grandi differenze di valori.

Il più grande denominatore comune è rappresentato dal successo della cedolare secca, preferita ormai da 9 proprietari su 10.

+2,6% è la variazione in aumento registrata dall’Ufficio studi di Solo Affitti rispetto ai valori medi dei canoni di affitto richiesti dai proprietari italiani. Una variazione che passa dallo 0,8% di Milano (con l’aumento che arriva al + 8% nel caso di immobili arredati), al + 7,7% di Bologna e + 8,3% di Bar, fino al 12% di Cagliari. Una media che contempla anche dei cali, quelli più significati a Roma con un -4,1% e di Firenze -1,1%.


Dal 2009 al 2014 i canoni medi di locazione sono sempre diminuiti, con punte più elevate nel 2012 (-6%) e 2013 (-4,5%). Nel 2015 (+1,7%) è ripartita la crescita dei prezzi che, dopo il rallentamento dello scorso anno, prosegue anche quest’anno.

Negli ultimi 9 anni il costo mensile delle abitazioni ha raggiunto il suo minimo nel 2014 (507 €) e i livelli attuali di 528 € sono ben lontani dai valori del 2009 di 587 €.


Dando un’occhiata ai valori della cartina in Italia si nota un allargamento del divario dei canoni medi tra Roma (789 euro) e Milano (938 euro); tra i capoluoghi con i canoni più elevati ci sono anche Firenze (652 euro), Venezia (631 euro), Trento (591 euro), Bologna (589 euro) e Napoli (572 euro). I prezzi più bassi, invece, sono a Catanzaro (327 euro), seguita da Perugia (356 euro), Potenza (367 euro), Campobasso (391 euro) e Palermo (393 euro).

Per il 2017 si evidenzia un aumento del contratto completamente libero, tra cui ad esempio il contratto di posto letto (che si collega all’aumento dei contratti a studenti e lavoratori fuori sede), ma sopratutto i contratti per affitti brevi, fenomeno in aumento nell’ultimo periodo. Il contratto libero però perde sempre più di appeal nei confronti dei proprietari, attratti maggiormente dalle agevolazioni fiscali previste dal contratto concordato (3+2, studenti e, da quest’anno, anche transitorio). È probabilmente destinato a crescere in futuro il transitorio (cosa che però quest’anno non è avvenuta), visto che da quest’anno è stata concessa la possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali tipiche dei contratti a canone concordato (cedolare al 10% su tutte) anche a questa forma contrattuale.

9 proprietari su 10 scelgono la CEDOLARE SECCA per i contratti di affitto abitativi, nel 65% dei casi utilizzata per i contratti a canone concordato, usufruendo così dell’aliquota agevolata al 10%. Chi, per ragioni personali (generalmente legate a forti detrazioni d’imposta disponibili) continua a preferire l’assoggettamento dei redditi da locazione all’IRPEF nella maggior parte dei casi (65%) sceglie di affittare al libero mercato.

Non hanno scelta i proprietari di immobili commerciali che non possono optare per la cedolare secca; almeno per il momento. Attendiamo eventuali novità.

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