La città non coglie il possibile indotto…!!

 

Tra le tante offerte di case in affitto destinate a studenti risultano anche abitazioni invendute, in un mercato di compravendite stagnante, dove molti lecchesi cercano di ammortizzare i costi derivati da alloggi vuoti, tentando di trovare inquilini non a lungo termine.

A chi abitualmente affittava ai ragazzi quindi, si sono aggiunte, negli ultimi tempi, le persone che non riescono a disfarsi delle proprietà ormai da tempo alla ricerca di un acquirente. Un affitto momentaneo risulta una soluzione utile a coprire le spese.In questi anni l’offerta di appartamenti per locazione a studenti fuori sede si è allargata, a causa di molteplici fattori : la crisi del mercato immobiliare ha portato sul mercato molte abitazioni che, non essendo assorbite dalle compravendite, sono state temporaneamente, in attesa di tempi migliori, messe nella disponibilità della locazione, anche per sostenere i costi di tassazione imposti sugli immobili sfitti.

Inoltre, la fiscalità nella locazione, vedi la cosiddetta cedolare secca, permette una tassazione anche al solo 10% del reddito locativo rendendo interessante questo settore.

Poi bisogna fare i conti con la minor domanda da parte dei giovani…. A fronte dunque di un’ampia possibilità di scelta, non pare cresciuta parallelamente la domanda; in pratica non sono aumentati al pari degli immobili anche i giovani che cercano casa. Tra l’altro molti studenti rientrano quotidianamente nelle rispettive città».

C’è comunque chi non si arrende e continua a proporre appartamenti interi o stanze in affitto ormai da mesi. Sul web oltre due terzi degli annunci sono da parte di cittadini privati, il resto si affida ad agenzie, molti scelgono anche di pubblicare sui social network, in alcuni gruppi presenti su Facebook. La tipologia media come metratura si aggira tra i 60 e i 100 metri quadrati, con due o tre camere da letto e tutti sono arredati.

Si tratta comunque di un mercato che andrebbe curato o perlomeno valorizzato, senza contare che non è raro che i ragazzi si fermino poi in città anche dopo la laurea, come primo step per cercare un’occupazione. In realtà si pensa che la città non sia totalmente conscia dell’impatto anche economico e delle ricadute potenziali sul territorio, spesso vengono trascurate le capacità di spesa e le esigenze degli universitari. Alcuni anni fa assieme a Confcommercio e Fimaa si è cercato di stimolare le realtà produttive e istituzionali del territorio segnalando, che mediamente uno studente fuori sede spende circa 400/500 euro al mese tra casa e beni di necessità oltre che divertimenti, creando un economia che vale milioni di euro all’anno».

 

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