DIVORZIO: COME GESTIRE LA CASA

Che una separazione lasci strascichi lo sapevamo già, quello che forse non è chiaro è cosa succede alla casa in cui si viveva quando si era felici e contenti: da proprietari o da inquilini.

Con la casa sicuramente gli ex coniugi si troveranno a dover fare i calcoli su chi rimane e chi dovrà fare le valige; calcoli su chi dovrà pagare le tasse: quali e in quale misura.

Il primo calcolo riguarda le spese condominiali e la premessa da fare riguarda due aspetti:

1:definizione della casa coniugale che può essere in comproprietà, esclusiva di un solo coniuge oppure in affitto.

2:il tipo di titolo con cui si viveva nell’immobile.

Casa in comproprietà:

il giudice stabilisce a quale dei due coniugi (di solito quello con cui rimane a vivere l’eventuale figlio/i minorenne/i) assegnare la casa. In questo caso le spese ordinarie sono a carico di chi vive nella casa, quelle straordinarie sono a carico di entrambi i coniugi che contribuiranno sulla base della percentuale di proprietà.

Casa di proprietà esclusiva di un solo coniuge:

in questo caso, il giudice, a prescindere dalla proprietà, assegnerà la casa al coniuge che rimane a vivere con i figli e, salvo diverso accordo, la suddivisione classica prevede a carico dell’assegnatario le spese ordinarie (quindi anche quelle condominiali) e a carico del proprietario quelle straordinarie.

Casa in affitto:

questa casistica a sua volta può presentare diverse situazione. Per esempio se il titolare del contratto fosse il marito e il giudice assegna la casa alla moglie, quest’ultima diviene automaticamente nuova intestataria del contratto. Il giudice, inoltre, preciserà se a pagare canone e spese sarà direttamente il coniuge –assegnatario, o il coniuge che dovrà lasciare la casa; basandosi ovviamente sulle specifiche situazioni reddituali.

Quindi possiamo definire l’assegnatario come un inquilino?

In realtà la risposta è no. L’assegnatario è quindi il coniuge a cui il giudice ha assegnato il diritto ad abitare nella casa di proprietà comune o di esclusiva proprietà dell’altro coniuge. Giuridicamente è equiparato all’usufruttuario, a chi ha un diritto reale di abitazione (l’art.1022 Codice Civile). Ne deriva che le spese ordinarie, quelle legate all’uso della casa rimangono a carico del coniuge assegnatario.

Per esempio: riparazione o sostituzione di elettrodomestici, (lavastoviglie, forno, lavatrice); manutenzione dell’impianto di condizionamento; tinteggiatura dei locali; cura dei serramenti interni ed esterni.


Mentre l’acquisto di nuovi componenti di arredo o le spese straordinarie rimangono di competenza del coniuge proprietario non assegnatario.


A carico dell’assegnatario anche il pagamento della Tari, tassa sui rifiuti.

IMU e TASI:

Rispetto all’Imu se c’è una casa assegnata ad uno dei due coniugi che vi stabilisce la residenza e la usa quindi come abitazione principale, l’Imu non è dovuta. In questo caso, infatti, la casa rientra nei casi di esenzione Imu 2017 per assimilazione ad abitazione principale.

Questo sempre che la casa non risulti di lusso.

Se infatti si trattasse di un immobile di categoria catastale A/1, A/8 e A/9 allora il codice assegnatario della casa, che ha il diritto reale sul bene, pagherebbe l’Imu al 100%.


L’esenzione Imu per case non di lusso e utilizzate come abitazioni principali non si applicano in ogni caso alla Tasi: che è dovuta dall’assegnatario, non proprietario del bene, come chi utilizza il bene, quindi nella misura compresa tra il 10% e il 30%, lasciando il resto dell’imposta al coniuge proprietario, salvo diverse indicazioni introdotte dalla relative delibere comunali. La Tasi sarà dovuta da entrambi i coniugi, se proprietari, in proporzione alle aliquote di proprietà sulla base delle aliquote previste per abitazione principale.

Quando decade il diritto all’assegnazione della casa coniugale?

Fondamentalmente il diritto può essere revocato per due motivi:

il primo legato al fatto che il/i figlio/i raggiungano l’indipendenza economica e/o vanno ad abitare altrove, non convivendo più stabilmente con il coniuge assegnatario del bene. In questo caso il giudice potrebbe valutare di aumentare però l’assegno di mantenimento a favore del coniuge più “debole” economicamente.


L’altro motivo può essere legato al fatto che il coniuge a cui è stata assegnata l’abitazione familiare in realtà non vi abiti stabilmente, trasferendosi altrove o contraendo un nuovo matrimonio, o semplice nuova convivenza.

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