CONTRATTI D’AFFITTO:

Ecco una domanda che sembra semplice ma la risposta non è così scontanta…un contratto 3+2 che arriva alla sua seconda scadenza senza essere disdettato, di quanti anni si rinnova?

La diffusione del contratto 3+2 è ampia in quanto in moltissimi comuni italiani consente di ottenere, a fronte del rispetto di determinate condizioni contrattuali (prima fra tutte il canone calcolato in base a dei parametri definiti in un Accordo Territoriale), interessanti agevolazioni fiscali (cedolare secca al 10%, ma non solo).

Con sentenza del 28 giugno 2008, la sez. VIII del Tribunale di Torino ha affrontato la questione approfonditamente e restituito un valido responso ai nostri fini.

Innanzitutto la sentenza affronta tutte le possibili risposte alla domanda “per quanti anni si rinnova il contratto 3+2 alla seconda scadenza?”, mettendole in fila:


a)
di altri 3 anni + 2 (sequenza:3+2+3+2+3+2e così via);

b)di altri 2 anni (sequenza:3+2+2+2+2+2e così via;

c)di altri 3 anni (sequenza: 3+2+3+3+3+3e così via).

La sentenza fornisce in seguito le motivazioni per cui la risposta da ritenersi corretta sia la c).

In primo luogo l’art. 2 comma 5 L. 431/98 prevede che la durata del contratto in questione sia non inferiore a 3 anni, e che la proroga di diritto di 2 anni si verifichi solo alla prima scadenza(sempre che le parti non decidano di accordarsi per un rinnovo della stessa durata iniziale).

Ciò significa che il rinnovo biennale vada circoscritto alla sola prima scadenza e non possa operare alle successive, quando invece andrà rispettata la durata minima triennale. In definitiva sarà questa la sequenza delle durate: 3+2+3+3+3 e così via.

Ma cosa avverrà nei casi (piuttosto numerosi) di allungamento della prima durata contrattuale, ad esempio nel caso di 4+2?

Semplice: si applicherà il medesimo principio, quindi il rinnovo dalla seconda scadenza in poi ricalcherà quello della prima durata contrattuale, definita concordemente tra le parti (sequenza dell’esempio: 4+2+4+4+4 e così via).

 

 

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