CEDOLARE SECCA:

Che cos’è? Si tratta di un modo alternativo a quello classico Irpef, attraverso cui vengono tassati i redditi da locazione.

Quindi, il canone di affitto che il proprietario percepisce ogni mese rappresenta un’entrata che va inserita in dichiarazione dei redditi e che pertanto può essere tassata tramite Irpef come per gli altri redditi percepiti, con un sistema di aliquote che aumentano progressivamente all’aumentare dei guadagni, oppure essere tassata con la cedolare ad un’aliquota fissa.

Si applica a tutti i contratti? Il regime fiscale della cedolare secca può essere applicato in caso di affitto di immobili abitativi posseduti da privati,ovvero persone fisiche, e affittati sempre e solo a persone fisiche, per scopo abitativo.


Ci sono sempre più associazioni che chiedono a gran voce l’
estensione del regime anche ai contratti commerciali, negozi, uffici, capannoni e sembra che il governo stesso non abbia escluso tale possibilità.
Al momento, però, sembrano non esserci ancora le sufficienti coperture economiche per la sua introduzione anche nel caso di redditi da locazione commerciale, o per lo meno non per tutti i redditi.

Infatti, il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, dichiarando che la cedolare secca sugli affitti commerciali oggi sarebbe troppo costosa per lo stato, ha anche avanzato l’ipotesi di una prima introduzione della stessa in maniera sperimentale, limitandola agli affitti commerciali concessi a giovani imprenditori o per l’avviamento di nuove attività.

La cedolare secca conviene? La questione è che l’applicazione della cedolare secca implica una minore pressione fiscale, pertanto con la cedolare secca si pagano meno imposte, ma la convenienza di uno o dell’altro regime dipende da molti fattori, legati innanzitutto alle possibili detrazioni fiscali a cui si ha diritto e in generale alla situazione patrimoniale generale. Da non dimenticare, poi, che con il regime fiscale della cedolare secca si risparmiano anche le imposte per la registrazione del contratto, nonché per la sua eventuale risoluzione anticipata; le spese di bollo e le addizionali Irpef comunali e regionali.

L’aliquota fissa della cedolare secca è del 21%, che è stata ridotta per il triennio dal 2014 al 2017 al 10% per queste tipologie contrattuali:


• I contratti di affitto a canone concordato


• i contratti d’affitto per studenti universitari fuori sede


• i contratti transitori


La cedolare secca con l’aliquota ordinaria del 21% si applica in caso di:


• contratti di affitto a canone libero


• affitti brevi


• contratti completamente liberi (turistici o posto letto ad esempio).


Intanto le ultimissime news confermano che nella bozza della legge di stabilità sia stata inserita la stabilizzazione della cedolare secca al 10% per gli affitti abitativi a canone concordato, quindi una condizione di aliquota agevolata che sarebbe sempre valida per questa tipologia contrattuale.
Attendiamo il testo definitivo per capire.

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