SCADENZA PER LA CEDOLARE SECCA SU AFFITTI BREVI: 16 OTTOBRE 2017

Dopo varie vicissitudini ( rinvii, ripensamenti, cambiamenti…) entra in vigore definitivamente la tassa sugli affitti brevi.

Ecco la prima scadenza che gli intermediari dovranno rispettare per versare nei termini l’imposta del 21% sugli affitti percepiti per conto dei clienti e riguardanti contratti di affitti brevi.

Ma rivediamo:

I contratti brevi sono quelli di durata fino a 30 giorni, stipulati tra privati che non esercitano attività imprenditoriale. Eccezionalmente valgono anche i contratti di sublocazione e quelli stipulati dal comodatario (chi utilizza l’immobile in virtù di un contratto di un comodato gratuito) che concede il bene dietro regolare pagamento di un canone.

I contratti devono avere come oggetto immobili abitativi, affittati per finalità abitative. Il contratto può includere l’utilizzo delle pertinenze, come box auto o cantina.

Oltre all’immobile, nel contratto si possono includere alcuni servizi come la biancheria e la pulizia, ma anche il Wi-Fi e il condizionatore; in ogni caso devono essere servizi strettamente correlati alle finalità abitative, pertanto sono esclusi i pasti (dalla colazione al pranzo o cena), il noleggio di macchine o guide turistiche.

Il contratto breve rimane un contratto libero, non c’è un modello specifico da utilizzare.

I redditi soggetti all’obbligo di ritenuta del 21% sono quelli dei contratti stipulati dal giorno 11 settembre in cui l’incasso del canone pattuito avviene per mezzo di un intermediario, che sia esso un’agenzia immobiliare o un portale web.

Se la scadenza per il primo pagamento è stata slittata, rimane l’obbligo di registrare e comunicare i dati relativi ai contratti stipulati per mezzo degli intermediari, a partire dal 1 giugno 2017. I dati devono essere comunicati entro il 30 giugno 2018 (in ogni caso dell’anno successivo) e conservati; ma la responsabilità circa la veridicità delle informazioni rimane in carico ai proprietari.


Si precisa nella circolare che tale obbligo ricade solo nel caso in cui l’inquilino abbia accettato l’offerta o firmato la proposta tramite l’intermediario; mentre se l’accettazione avviene direttamente tra le parti, l’intermediario è escluso dall’obbligo. se si recede dal contratto i dati non vanno comunicati; se il recesso avviene inseguito alla comunicazione dei dati, allora l’intermediario dovrà, tramite appositi moduli, rettificare la comunicazione.

La ritenuta che gli intermediari dovranno trattenere sugli importi che incasseranno direttamente per conto dei propri clienti è del 21% sul reddito totale percepito. Una cifra che corrisponde alla cedolare secca applicabile ai contratti liberi, ma il proprietario potrà riservarsi sempre in sede di dichiarazione die redditi se esercitare l’opzione per la cedolare secca o se assoggettare i redditi da locazione (dedotti del 5%) al regime Irpef.
La ritenuta va effettuata sull’intero importo riportato nel contratto e versato dall’inquilino (quindi se la provvigione fosse inclusa nella somma anche su questa si trattiene il 21%).

Precisiamo che se il pagamento avviene tramite assegno, seppure consegnato all’intermediario, questi non dovrà applicare la ritenuta, non avendo una diretta e concreta disponibilità materiale dell’importo.
Penali, depositi o caparre non sono invece cifre assoggettate alla trattenuta.

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